lunedì 30 luglio 2012

Uomini


Il celeberrimo Ken, versione 2011, per gentile concessione di Vanity Fair

Tanto per riprendere il tema del post del cassiere del supermercato... forse non c'entra niente con Monaco e la Germania, o forse c'entra perché in fondo si tratta di differenze culturali...

Premessa: secondo me gli uomini sono uomini, punto. Non penso che ci siano nazionalità migliori di altre, ma se esistono stereotipi affermati un fondo di verità ci sarà. Ad esempio, si dice che gli italiani siano "Latin Lover", oppure "Italians do it better". Non mi sembra però di aver mai sentito particolari menzioni di lode sugli uomini tedeschi e il loro (alquanto discutibile) savoir-faire.

Chiariamo subito: non è che io abbia avuto chissà quali esperienze mistiche e quindi possa parlare dall'alto della mia esperienza di pseudo-seduttrice. Al contrario, io faccio per lo più parte del gruppo delle ragazze "imbranate", che fanno seriamente fatica a riconoscere i cosiddetti "segnali" perché sprovviste di un collegamento neuronale. Però c'è da dire che anche gli uomini, a volte, fanno le loro belle sparate.

L'anno scorso ho conosciuto un ragazzo tedesco, per comodità lo chiameremo Hans. Naturalmente, secondo i più classici stereotipi, è alto, biondo, con gli occhi azzurri. Tipo Ken, Ken di Barbie, ma non quello brutto che avevo io versione anni '80, ma quello moderno (vedi immagine in alto). Bellissimo, carinissimo, mille attenzioni, bla bla bla. Una specie di principe azzurro, quasi troppo bello per essere vero. E infatti... Quando mi sono trasferita a Monaco gli ho scritto per dargli la bella notizia. Hans si è preso 2 giorni di tempo per riflettere e pensare a cosa scrivere in 160 caratteri di un sms. Esito: "non vedo l'ora di vederti". Bene, benissimo!, ho pensato io, così si fa, essere diretti. Già...

lunedì 9 luglio 2012

Il Finanzamt


 Finanzamt, maledettissimo Finanzamt. "Vedrai, i tedeschi sono efficienti, ci metterai un attimo a fare tutti i documenti!", se se, come no. Al carissimo Ufficio delle Finanze ci sono dovuta andare non una, non due, ma ben tre volte. La mia autostima è scesa ai minimi storici per colpa del tedesco burocratico. Che di per sé già il tedesco è una lingua con la quale ci vuole tempo a fare amicizia, figuriamoci poi tutti i paroloni di burocratese: incomprensibili. Non dovevo fare la classica Lohnsteuerkarte, dato che qua io non lavoro come dipendente ma come freelance, quindi tutta un'altra storiaccia... mi sono ritrovata con un bel questionario di 4 pagine (8 facciate), da compilare per i fatti miei e riconsegnare all'ufficio, il tutto per ottenere il mio bel Steuernummer, il nostro Codice Fiscale, per poter pagare le tasse.

All'inizio ho pensato: "massì, che vuoi che sia, mi ci metto una sera col dizionario alla mano e compilo tutto, non sarà poi così difficile!". Beata ingenuità! Ci è voluta molto più di una sera solo per capire quello che veniva chiesto e la supervisione finale del mio coinquilino tedesco che ha cercato di spiegarmi in parole semplici cosa mi veniva chiesto e perché, aggungendo con un sorrisetto "e comunque non ti preoccupare, neanche noi tedeschi le capiamo queste cose!". Ottimo, almeno non mi sento una deficiente totale.

E a questo punto penserete che sia finita qua, che io sia andata allegramente al Finanzamt, abbia consegnato il modulo soddisfatta all'impiegato dello sportello e me ne sia tornata saltellando verso casa.

No.