domenica 20 gennaio 2013

A volte ritornano

Tornare a casa è strano. Intendo la mia “casa” in Italia.

Mi sento come se mi fossi svegliata da un sogno, come se fossi stata risucchiata in una dimensione parallela e improvvisamente sia ritornata alla mia vecchia vita. Entrare in camera e vedere tutte le mie cose, i miei libri, i miei appunti dell'università allineati in ordine nella libreria, la mie scatole piene di gomitoli di lana, le foto... totalmente destabilizzante.

Gli amici poi... ci sono quelli che non vedono l'ora di vederti, di riabbracciarti, di sentire “dal vivo” e per la milionesima volta i racconti delle tue (dis)avventure in Germania, e poi ci sono quelli che ti scrivono “Ciaooooo, quando ci vediamo????” e poi non si fanno vedere né sentire, nonostante tu gli abbia detto che non hai assolutamente niente da fare, e poi ci sono quelli che se ne sbattono altamente e anzi, ti squadrano dall'alto in basso con un'aria di superiorità come se il tuo ritorno fosse un fattore di disturbo.

Per citare Erika, "i confini della vostra città sono i confini del mondo: chi li oltrepassa, è come se avesse cambiato pianeta". Mi dispiace ammettere che, purtroppo, è così. Mi sento come se le persone mi stessero punendo per aver deciso di “abbandonarli” per cominciare una nuova vita all'estero. Devo fare i conti col fatto di aver perso qualcuno lungo la strada che divide la mia cittadina romagnola da Monaco. Tutto questo fa male, ma con un pizzico di cinismo cerco di auto-convincermi che dopotutto se sono bastati questi 7 mesi di lontananza per troncare così un'amicizia, allora forse non ne vale la pena. Un vero amico si comporta come se non te ne fossi mai andato.


I buoni amici ti danno consigli e parole sagge... i veri amici irrompono a casa tua
senza preavviso con vodka, cioccolata, brillantini, nastro adesivo, tutine nere ed esplosivo!

E gli amici tedeschi???

Attenzione a usare il termine giusto, perchè qui prima di fregiarsi del titolo di "Freund" ne dovrà passare di acqua sotto i ponti (e stiamo parlando di Freund(in) = amico/a e non Freund(in) = ragazzo/a)... sarete al massimo un Bekannte, un Mitarbeiter o un Mitbewohner. Se non siete andati all'asilo insieme o condiviso gioie e dolori all'università dovete proprio sudarvela l'iscrizione al club degli eletti. Anche in questo i tedeschi sono rigidi e si meravigliano di fronte alla filosofia tutta italiana del volemose bene.

Ma in Germania non ci sono solo i tedeschi: ci sono anche gli italiani, che ho conosciuto per caso e con i quali ho stabilito dei rapporti di amicizia che, nonostante l'apparente "superficialità", sono più saldi e a volte più veri e sinceri di quelli avuti in tanti anni in Italia.

Sono quegli amici con cui ti trovi per andare allo Jakobidult, o sulle rive dell'Isar a chiacchierare dei problemi della quotidianità (e rimangono scandalizzati alla vista di un vecchio che si denuda davanti a te per farsi il bagno nel fiume), o con i quali vai a fare il brunch domenicale al Café Luitpold (nevvero Messer Torquitax?).
Sono quegli amici che ti aiutano a fare un trasloco, che saltano con te sul materasso e cercano di arrotolarlo, che vengono con te ai vari Knit Café e imparano a fare la maglia perchè li hai convinti che è divertente, che fanno i macaroon alle dieci di sera con procedimenti tutt'altro che ortodossi e aspettano seduti davanti al forno con te che siano pronti.
Sono quegli amici con cui fai i discorsi più stupidi della storia, con cui canti e balli, con cui fai un giro a mezzanotte con -10°C nel quartiere turco di Monaco a guardare le vetrine di abiti da sera kitsch, bazar con le immagini oleografiche dei santi, strani aggeggi e pentolame vario.
Sono quegli amici che vengono con te a fare l'aperitivo, a bere birra o tequila perchè hai avuto una settimana di merda e ti vogliono ricordare che è Feierabend e che i problemi possono aspettare a domani.
Sono quegli amici che anche se ti conoscono da poco tempo hanno già capito come sei e ti ricordano quanto vali e di cosa sei capace, e che dopo ogni temporale c'è sempre un arcobaleno.

Sono quelle amicizie che nascono perchè devono nascere, perchè non c'è bisogno di tante parole quando si è passati per la stessa strada, affrontato le stesse difficoltà e le goduto delle stesse gioie. Basta dirsi poche parole per attivare un universo di discorsi e sensazioni. Questa è una delle cose belle del vivere all'estero.

giovedì 17 gennaio 2013

La filosofia della boxe

Ho imparato che la vita è come un incontro di boxe: vada come vada, un paio di cazzotti dritti in faccia te li prendi lo stesso. Non puoi mai abbassare la guardia. Mai. Te ne rimani lì intontito in attesa del prossimo pugno (e sai che arriverà!) e poi SBAM!, cadi a terra e l'arbitro inizia a contare fino a 10. In quel momento devi decidere se startene lì per terra a piangere e crogiolarti nei cori di pietà, della serie "poverina, mi dispiace, che sfiga!", oppure raccogliere le energie e rialzarti, sapendo che ti aspettano altri pugni ma con la consapevolezza che almeno qualche gancio, forse, riuscirai a schivarlo.

Perchè questo post filosofeggiante?

Nel giro di poco meno di 24 ore mi sono ritrovata a perdere casa e lavoro. Una botta pazzesca. Sarà ancora la maledizione dei Maya, certo che iniziare il 2013 così mi fa pensare che 1) la mia vita aveva bisogno di un cambiamento radicale, e 2) dopo una sfiga del genere le cose non possono che migliorare.

E allora mi rialzerò, mi aggiusterò il paradenti e continuerò a lottare. Il resto lo lascio come sempre al Karma, che non mi delude mai.

L'avventura continua...

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